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posted by Simone Poletti
Monday, January 30, 2012

I (don’t) come in peace – INTERVISTA

Tribute to Iron Sky

Ecco, in versione integrale (ed integrata) l’intervista rilasciata a Ferro Battente, eroica fanzina emiliana.

Cos’è Dinamo Innesco Rivoluzione e come è nata l’idea del progetto?
Innanzitutto ciao a tutti e grazie per lo spazio che mi dedicate. Dinamo è un progetto nato nel 2008, figlio di pulsioni ed energie del tutto personali, ma anche di un certo modo di vedere il mondo, dell’arte e non solo. Quello che mi accade intorno ha grosse responsabilità nella genesi dinamica.
Mi sono ritrovato a mettere insieme un certo numero di disegni, illustrazioni, grafiche, tutte con caratteristiche analoghe, ed analogamente unite dallo stesso sentimento di rifiuto nei confronti di certe logiche sia del pensare e agire moderno, sia del pensare e agire nel mondo dell’arte. Ho iniziato a ragionare sulle parole, sulla dinamo che produce energia, scintilla; la scintilla che diventa innesco, invito all’esplosione…. la rivoluzione come risultato naturale, che sia nell’arte o nella società tutta. Giunto a quel punto è stato quasi ovvio e del tutto naturale trarne un progetto, che poi ha preso una strada propria e indipendente, anche dalla mia volontà.

Indipendente dalla tua volontà? In che senso?
Nel senso che Dinamo ha assunto dimensioni che forse nemmeno volevo, e comunque rimane un progetto, che può durare in eterno, ma anche esaurirsi domani se non ci saranno più i presupposti… o anche solo se mi accorgerò di lavorare non per necessità di espressione ma per soddisfare i bisogni di altri. Non è necessario che esista Dinamo per fare le cose che voglio fare e per comunicare ciò che ho da dire, ci sono mille altri modi… con tutta l’ammirazione e la stima, però non vorrei mai far la fine di Bela Lugosi.

Quindi, da cosa viene questa necessità di comunicare?
Beh, come mi capita di dire piuttosto spesso, le idee rivoluzionarie, le agitazioni, difficilmente nascono quando si sta bene, quando si è d’accordo con ciò che si ha intorno. Dinamo nasce principalmente perché ciò che ho intorno non mi piace. Non mi piace come ragiona la gente, non mi piace la piega che stanno prendendo certe cose, la passività con cui vengono affrontati i problemi.
Sento la necessità di una sveglia, di una reazione, perché ci stanno lentamente e gradualmente abituando al brutto, in tutte le cose, e questo non mi piace. L’imbruttimento di cui parlo è etico, epico ed estetico. Sono tutte parole che sento usare sempre meno e sempre più a sproposito, ma per me sono pilastri fondamentali.
Etica, è quasi banale dirlo, in un periodo di generale abbrutimento dei costumi e delle menti, è una chimera. E parlo non tanto dell’etica dell’onestà e della purezza, ma dell’etica del coraggio e della coerenza.
Epica, triste da dire, ma se ne son perse le tracce. In un’era nella quale gli eroi e i riferimenti sono quanto di più triste, viscido e ignobile. Eppure viviamo nella culla della storia, dell’arte e delle civiltà, l’epica per gli europei dovrebbe essere pane quotidiano, dovremmo saper distinguere un eroe da un buffone, un guerriero da un coglione.
Estetica, come non piangerla? Quali valori estetici possiamo ritrovare in ciò che ci circonda? Non vi rendete conto che ci seppellendo di orrore, facendolo passare per “fashion” e “meltin’ pot culturale” liberamente scelto?

Etica, Epica ed Estetica dunque, è per questo che hai dedicato opere a Marinetti, Keller, Carnera? E come si collocano in questo discorso le opere sui gruppi punk-oi?
La scelta di realizzare ritratti di certi personaggi è dovuta proprio a questo. In un’epoca come questa nella quale, se va bene, gli “idoli” sono ragazzini di 15 anni che fanno i divi in TV, calciatori con quozienti intellettivi discutibili, rapper con Bentley bianche con allestimenti di dubbio gusto… In un momento nel quale è considerato un “eroe” uno che fa solo il suo lavoro, urlando al telefono in condizioni di totale sicurezza e ben consapevole d’essere registrato… In un periodo storico in cui il “furbo” è meglio dell’intelligente e il “figo” è meglio del bravo, credo che ci sia un disperato e assoluto bisogno di simboli, di eroi veri.
In questo senso, credo che sia utile riportare in superficie certi personaggi. Prova a cercare nel mondo di oggi un personaggio che abbia la metà del coraggio e dell’ardimento, la metà del fascino di Guido Keller. Non lo troverai. Prova a cercare un uomo con la dedizione e lo spirito di sacrificio di Primo Carnera da Sequals. Non esiste.
Per questo ritraggo loro, perché ho bisogno dei miei “santini” che mi proteggano da ciò che vedo e mi ricordino ogni giorno che si può, si deve, essere migliori di così. Se poi possono essere d’ispirazione ad altri, tanto meglio. Hanno la funzione di redarguirci ogni giorno per l’uso scellerato che abbiamo fatto dell’enorme eredità genetica che ci hanno lasciato.
La serie dedicata ai miei “Heroes of Oi!” ha motivazioni differenti. Diciamo che la dovevo a una parte della mia vita.
A una parte della tua vita? Spiegati meglio.
Beh, ero uno skinhead. E ho detto “ero” non perché abbia qualcosa di cui vergognarmi o pentirmi di quel periodo, anzi. Dico “ero uno skinhead” per rispetto nei confronti di chi lo è ancora.
Non entro nel discorso politico, parlo semplicemente di disposizione al sacrificio e rispetto delle proprie idee, e dico che ho conosciuto un sacco di ragazzi con una coerenza e una convinzione inarrivabili. Questo è da rispettare.
Per questo, pur non rinnegando nulla di quel periodo della mia vita, ma avendo intrapreso una strada diversa, dico “ero”. Quella è stata una palestra di vita incredibile, e ancora oggi i miei migliori amici sono skin. Parlo di rispetto per le proprie idee, nel senso che non basta credere in qualcosa, ma è necessario essere disposti a pagare per ciò che si crede, è necessario rispettare il proprio credo così tanto da metterlo davanti a tutto, anche alla libertà.
Per questo nutro rispetto. Per questo rispetto di più un anarchico insurrezionalista, rispetto ad un giovane politicante di sezione… Rispetto più lo skinhead del coglione che urla “viva il Duce” con il fez in testa e poi inneggia forcaiolo all’intervento delle forze dell’ordine contro i “compagni”.  Rispetto di più il giovane con il casco davanti ai blindati che quello che si presenta alle primarie e sventola la bandierina della pace per poi inneggiare a Stalin su Facebook.
Anche perché la rivoluzione, se la vuoi fare, non la puoi fare con le bandierine.

Abbiamo parlato tantissimo di politica e società, meno di arte. Quindi Dinamo è un progetto politico?
Dinamo è un progetto artistico, non faccio propaganda se non a me stesso e alle mie idee personali! Per questo rifiuto ogni affiliazione a schieramenti politici e ogni propaganda fatta nel mio nome. Dinamo Innesco Rivoluzione è un progetto di Simone Poletti, e quindi ne esprime le idee e il pensiero, punto.
Detto questo, penso che oggi ogni artista debba necessariamente schierarsi, ma non a destra o a sinistra… è finito il tempo delle bandiere. Come dice il pittore Fabrizio Loschi, un caro amico che ha fatto un percorso analogo al mio (qualche anno prima) partendo da posizioni opposte (era un anarchico) “le bandiere servono solo a nascondere la faccia di chi le sventola”. Condivido completamente. Non è più il tempo delle bandiere, deve essere piuttosto il tempo delle idee.
Non è più tanto una questione di destra o di sinistra, soprattutto se parliamo di partiti istituzionali, ma certo è necessario prendere una posizione rispetto a quanto dicevo prima.
Un artista, in realtà ogni essere umano, deve decidere se accettare che venga portato a compimento il processo di imbruttimento e imbarbarimento globale, oppure opporsi con tutte le proprie forze. Nel mio caso la mia forza, l’unica che ho, è nelle parole e nelle immagini che creo.
Come dicevo qualche tempo fa, l’arte non può più essere un esercizio di stile fine a se stesso con scopi commerciali ed arredizi. Accettarlo equivale ad essere conniventi, complici dello scempio che si va compiendo. L’artista innocuo è, in questo momento, inutile. Poi, ognuno è libero di fare ciò che vuole, io non faccio altro che esprimere la mia opinione.
Quali sono i tuoi principali riferimenti artistici e culturali? Quanto conta l’immagine e quanto la parola?
La parola ha un’importanza fondamentale. Vengo dalla pubblicità, il mio mestiere “vero” è quello, quindi per me il messaggio è fondamentale. L’immagine spesso non è altro che un mezzo per “vestire” ciò che la parola e il pensiero hanno razionalizzato, in questo senso credo cha a volte le mie immagini siano quasi solo… decorative, un contorno.
Proprio per questo, se ritengo fondamentali le influenze visive che vanno da Rodchenko ai fratelli Stemberg, da Depero ai più recenti come Shepard Fairey (al quale devo molto, e si vede, a livello visuale)… sono altrettanto importanti le influenze che raccolgo dai libri e dalla musica.
In questo momento, per esempio, posso dire che hanno molto più influenza su di me i testi e le sonorità di band come CCCP e CSI, come IANVA o il Teatro degli Orrori… certe sensazioni e certi stati d’animo che vengono a volte riconosciuti dalla musica, a volte stimolati ed infusi.
Allo stesso modo ho una dipendenza fisica dalla lettura, soprattutto (almeno ora) di contemporanei americani come Cormac McCarthy, Paul Auster, Philip Roth…
Proprio perché la parola è fondamentale, tendo a scrivere molto prima di realizzare la parte visiva, poi taglio, elimino e sintetizzo fino ad ottenere solo i concetti e le parole che mi servono. Questa necessità compulsiva di scrivere ha trovato, fortunatamente, accoglienza e comprensione nei Siegfried, una band di amici che mi permette di sfogarmi scrivendo qualche testo, che poi loro trasformano in canzone attraverso processi ed alchimie che trovo ogni volta sconvolgenti.
Per me è una fortuna ed un onore, anche perché il mio talento musicale si misura con valori negativi, quindi non avevo altro modo per partecipare ad una avventura, quella dei Siegfried appunto, che amo particolarmente.
A cosa stai lavorando ora? Hai progetti per l’immediato futuro?
Beh, proprio dei Siegfried è appena uscito l’album, per il quale ho realizzato le copertine.
In realtà sono mesi che non faccio uscire nulla di nuovo, ma contemporaneamente l’attività sotterranea è frenetica. Sto portando avanti tre progetti molto importanti, ormai da quasi un anno, e tutti questi progetti avranno una loro concretizzazione fisica nei prossimi mesi, sicuramente entro il 2012.  Purtroppo non posso svelare nulla di nessuno dei tre, ma presto ci saranno novità, non temete.
Da un lato è stressante lavorare tanto senza poter mostrare nulla, dall’altro è divertente vedere la curiosità degli amici crescere e sapere che sto lavorando a progetti ho sempre sognato.

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